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News - Articolo
dott.sa Mora
Salute & Società
Il Paradigma Perduto? Medici nel Duemila
a cura di Giovana Vicarelli, edizioni FrancoAngeli
Riportiamo qui di seguito un articolo della dott.sa Paola
Mora, segretario del Centro di Formazione A.Schweitzer e responsabile
del reparto di Allergologia presso l'Ospedale Infantile Regina Margherita
di Torino, pubblicato all'interno del libro "Salute e Società"
[Pag. 166 - 169]
Titolo dell'articolo >
MEDICI E BURNOUT: UNA RICERCA
Il medico ogni giorno deve obiettivare la morte degli
altri tentando di esorcizzare la propria. Per il bene del paziente le
decisioni mediche non possono essere influenzate da sentimenti ed emozioni,
il medico deve quindi costruire una barriera che lo renda invulnerabile
emotivamente. Nonostante la necessità del distacco emotivo si chiede
al medico di essere compassionevole, empatico e simpatico: di condividere
cioè i sentimenti del paziente. Come se ciò non bastasse
la tradizionale relazione di cura è stata sostituita da problemi
di costi e benefici, minando il rapporto di fiducia tra medico e paziente
e portando ad un’esplosione delle denunce contro i medici. Il numero
delle denunce e delle richieste di danni ha recentemente messo in crisi
il sistema sanitario australiano.
In questa difficile situazione molti medici, assillati da contraddittorie
richieste da parte della società e dalla paura della denuncia,
vivono in una insopportabile situazione di stress che può portare
alla depressione, all’uso di sostanze e perfino al suicidio, soprattutto
fra le donne. Infatti uno studio pubblicato su Journal of Epidemiology
and Community Health (2001;55:296-300) ha dimostrato che le donne medico
sono a rischio di commettere suicidio con una frequenza che è doppia
rispetto al resto della popolazione femminile.
Più frequentemente, il medico va incontro ad una patologia depressiva.
Questa categoria include anche il Burn-Out il cui ruolo causale principale
spetta alla struttura organizzativa, a fattori istituzionali e/o sociali.
Il termine Burn-Out – traducibile in italiano con “bruciato”,
“esaurito” “scoppiato” – esprime efficacemente
il cedimento psicofisico rispetto alle difficoltà dell’attività
professionale. E’ una sindrome in cui si ha una progressiva perdita
di idealismo, di energia, di obiettivi, una perdita di motivazioni e di
aspettative a essere bravi nel fare del bene, uno stato di affaticamento
o frustrazione nato dalla devozione a una causa, un modo di vita o una
relazione che ha mancato di produrre la ricompensa attesa.
Il Burn-Out è una sindrome che può avere
diverse graduazioni ed essere reversibile. E’ costituita da:
Stress lavorativo: squilibrio tra risorse disponibili
e richieste
Esaurimento: risposta emotiva a questo squilibrio
Conclusione difensiva: quantità di cambiamenti nell’atteggiamento.
Il quadro clinico è riconducibile a sette tipologie fondamentali
di sintomi:
1. Quadro iniziale: Sintomi premonitori.
In questa fase vi è un accresciuto impegno verso gli obiettivi
seguito da una condizione di esaurimento delle risorse.
2. Riduzione dell’impegno.
Vi è una riduzione complessiva dell’impegno verso gli utenti
e verso il lavoro,un aumento di atteggiamenti rivendicativi nei confronti
di tutti fino a estendere tale atteggiamento anche nei confronti dei familiari.
3. Reazioni emotive e colpevolizzazione.
Si manifesta con un abbassamento del tono dell’umore fino a un vero
quadro depressivo e/o con una accresciuta aggressività nei confronti
degli altri e/o del sistema.
4. Declino.
L’operatore perde gli aspetti motivazionali della professione, non
riesce più a concentrarsi, a essere creativo, diventa apatico e
indifferente nei confronti di qualsiasi proposta innovativa.
5. Appiattimento.
Vi è un progressivo appiattimento della vita emotiva, della vita
sociale e della vita psichica, con un inaridimento delle reazioni emotive,
indifferenza e chiusura in se stessi.
6. Reazioni psicosomatiche.
L’organismo reagisce con sintomi fisici o comportamentali riconducibili
ad una reazione di disadattamento (distress): cefalee, ipertensione, disturbi
gastrointestinali, maggior consumo di alcool, caffè, tabacco, psicofarmaci.
7. Disperazione.
Compendia la perdita di ogni speranza rispetto alla propria capacità
di cambiare la situazione e rispecchia la profonda angoscia esistenziale
dell’operatore.
Se oggi discutiamo di Burn-out, non lo facciamo perché abbiamo
scoperto una nuova sindrome, ma perché conosciamo l’importanza
di valorizzare nelle aziende il lavoro del singolo individuo. Soprattutto
nella Sanità, dove oltre il 60% delle risorse economiche disponibili
serve a pagare il personale dipendente, non si può essere sordi
all’esigenza primaria di valorizzare le risorse umane.
L’efficacia del servizio Sanitario Nazionale non
è legata esclusivamente agli aspetti tecnico-professionali ed organizzativi
delle strutture sanitarie, ma anche alla motivazione degli operatori.
In questo senso in Piemonte è andata sviluppandosi, negli ultimi
anni, una specifica attenzione nei confronti di questa dimensione ed è
apparso necessario organizzare una rete di professionalità in grado
di gestire le tematiche correlate al burnout degli operatori.
Sviluppando un progetto sperimentale nato nel 2002, l’ARESS Piemonte
(Agenzia Regionale per i Servizi Sanitari) ha affidato al Centro di Formazione
Albert Schweitzer (CFS) la realizzazione di un’indagine sulla sindrome
del burnout nella sanità.
L’indagine ha coinvolto cinque ospedali facenti
parte di quattro Aziende Sanitarie: l’ASL 14 del Verbano-Cusio-Ossola,
l’ASL 8 di Chieri-Moncalieri-Carmagnola, l’ospedale “S.
Giovanni Battista” (Molinette) di Torino, l’ospedale Infantile
“Regina Margherita” e l’ospedale ostetrico-ginecologico
“S. Anna” di Torino.
Sono stati contattati più di 5.000 operatori sanitari appartenenti
a tutti i ruoli professionali (Primari, Medici, Laureati non medici, Tecnici,
Infermieri, Ausiliari, ecc.). Si tratta perciò della più
vasta indagine condotta finora sul burnout a livello mondiale nella Sanità
Il progetto si propone di rilevare il grado di presenza della sindrome
del burnout nelle strutture sanitarie, allo scopo di definire delle strategie
di contrasto, sia preventive, sia riabilitative. Inoltre, prevede di avviare
una sperimentazione concreta delle azioni proposte e di costituire un
osservatorio permanente.
Elemento determinante per la riuscita del progetto è
stato, nella fase di impostazione, il coinvolgimento dei Direttori Generali,
dei Direttori Sanitari, dei Primari, di molti Medici e molte Capo-Sala:
più di 300 persone hanno partecipato alle riunioni preparatorie,
portando suggerimenti utili per la conduzione dell’indagine.
Le risposte valide ottenute sui 5.000 questionari distribuiti sono circa
3.000 e riguardano 150 Reparti all’interno dei cinque ospedali.
I primi risultati mostrano che esiste un problema generale legato ad alcuni
fattori fondamentali: il sistema di valori, l’equità di trattamento,
il senso di appartenenza. Tutto ciò si traduce in una percezione
di inefficacia della propria attività lavorativa, che può
essere già uno stato di burn-out.
Analizzando poi i risultati per ciascuna categoria professionale, si trovano
degli spunti interessanti sulle condizioni di disagio: dalla scarsa autonomia
professionale lamentata dai medici, alla mancanza di riconoscimenti per
gli infermieri, oppure alla carenza di comunicazione e di organizzazione
percepita dai tecnici.
Ancora una volta, è determinante la partecipazione degli intervistati
nella fase di analisi critica dei risultati. I “focus group”
organizzati dopo l’elaborazione dei questionari fanno emergere le
vere questioni, utili per disegnare le linee-guida della prevenzione.
Attualmente il progetto sta approfondendo le cause che possono generare
la sindrome del burn-out su tre fronti specifici: il contesto organizzativo,
in termini di clima aziendale, di condivisione delle decisioni, di comunicazione,
e così via; le caratteristiche professionali degli individui, come
la preparazione, le aspettative, ecc.; la natura intrinseca dell’attività
svolta, con la sua complessità ed il sovraccarico di sofferenza.
L’ultima fase del progetto, appena iniziata, riguarda la costruzione
e la sperimentazione di linee-guida per contrastare il burnout. Gli interventi
riguardano la valorizzazione e lo sviluppo delle risorse umane, il modello
organizzativo delle strutture sanitarie e infine la comunicazione e la
formazione.
Si tratta globalmente di un processo di cambiamento culturale profondo,
che potrà essere realizzato soltanto se le Direzioni Generali –
compatibilmente con i fondi disponibili – si mostrano determinate
e se le fasi esecutive sono tenute rigorosamente sotto controllo.
Per quanto riguarda la vita del progetto, la fase di
ricognizione e di analisi si è svolta tra maggio e ottobre 2003,
la costruzione del modello di prevenzione copre il periodo tra ottobre
e gennaio, mentre i risultati finali sono stati diffusi il 21 febbraio
2004 presso il Centro Congressi della regione Piemonte, Corso Stati Uniti
23.
Il prof. Michael Leiter, membro della Acadia University
(Nova Scotia, Canada) e la prof.ssa Cristina Maslach (Università
di Berkeley, California), autore del Maslach Burn-Out Inventory svolgono
il ruolo di consulenti in merito agli aspetti scientifici e metodologici
di tale ricerca.
Lo strumento impiegato è l’MBI modificato
e adattato alla realtà italiana e in corso di validazione da parte
di O.S. Editore, della Facoltà di Psicologia di Torino, della Facoltà
di Psicologia La Sapienza di Roma e del Centro di Formazione Albert Schweitzer
Paola Mora
Segretario Generale Albert Schweitzer
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